Salario minimo. CNA: “La direttiva europea conferma la centralità della contrattazione collettiva e delle parti sociali”

L’intesa politica raggiunta sulla direttiva europea sul salario minimo recepisce le indicazioni condivise dalle parti sociali e segna un profondo cambiamento rispetto alla proposta iniziale della Commissione Europea. È quanto rileva la CNA, sottolineando in particolare che la direttiva afferma la centralità della contrattazione collettiva per determinare salari adeguati e sollecita i Paesi membri a estendere la copertura dei lavoratori attraverso la contrattazione collettiva.  “Solo la contrattazione collettiva infatti – commenta il presidente di CNA Trentino Alto Adige Claudio Corrarati –  è in grado di garantire non solamente un salario minimo orario, ma anche i vari istituti connessi alla retribuzione indiretta e ai diversi strumenti di Welfare che incidono sulla capacità di spesa e sul benessere del lavoratore”. L’accordo politico indica inoltre che gli Stati con un tasso di copertura inferiore all’80% dovrebbero promuovere un piano d’azione e una tempistica chiara per aumentare progressivamente la copertura della contrattazione collettiva. Infine CNA rileva che la direttiva promuove il coinvolgimento delle parti sociali anche nella definizione di parametri e automatismi per stabilire il salario minimo, confermando “la struttura del nostro sistema di relazioni sindacali, che si basa sulla centralità delle associazioni datoriali e sindacali comparativamente più rappresentative e sul loro reciproco riconoscimento”. “Solo tali organizzazioni possono garantire, attraverso la naturale dialettica tra parti sociali, la stesura di contratti di lavoro giuridicamente corretti e rispettosi delle esigenze di tutti i soggetti coinvolti – afferma Corrarati -. Anche per questo la partecipazione alle gare d’appalto deve essere riservata alle imprese che applicano tali contratti”.