Pensione di vecchiaia, ecco perché non sempre bastano 67 anni e 20 anni di contributi. Rivolgiti al Patronato Epasa-Itaco

La data dei 67 anni è ormai entrata nelle teste dei lavoratori italiani come un traguardo per andare in pensione. In base alla cosiddetta Riforma Fornero sulle pensioni (D.L. n. 201/2011), in vigore dal 1° gennaio 2012, infatti, chi ha raggiunto quest’anno questo requisito di età e maturato 20 anni di contributi ha la porta aperta al buon ritiro. Tuttavia, quota 100 a parte e altre possibilità di andare in pensione prima (opzione donna, finestre riservate ai precoci, ape sociale e altri ancora), non sempre è così. Anzi arrivati al 2021 è quasi sicuro che questi requisiti non siano più sufficienti. Anche se è ancora possibile andare in pensione, per esempio, con meno di 20 anni di contributi se autorizzati ai versamenti volontari prima del 1992 oppure con meno di 67 anni di età se lavoratori dipendenti con invalidità pari o superiore all’80%. Vediamo cosa sta accadendo.

La data dei 67 anni è ormai entrata nelle teste dei lavoratori italiani come un traguardo per andare in pensione. In base alla cosiddetta Riforma Fornero sulle pensioni (D.L. n. 201/2011), in vigore dal 1° gennaio 2012, infatti, chi ha raggiunto quest’anno questo requisito di età e maturato 20 anni di contributi ha la porta aperta al buon ritiro. Tuttavia, quota 100 a parte e altre possibilità di andare in pensione prima (opzione donna, finestre riservate ai precoci, ape sociale e altri ancora), non sempre è così. Anzi arrivati al 2021 è quasi sicuro che questi requisiti non siano più sufficienti. Anche se è ancora possibile andare in pensione, per esempio, con meno di 20 anni di contributi se autorizzati ai versamenti volontari prima del 1992 e con meno di 67 anni di età se lavoratori dipendenti con invalidità pari o superiore all’80%. Vediamo cosa sta accadendo.


Cos’è la pensione di vecchiaia

C’è pensione e pensione. Quella di vecchiaia è una prestazione erogata dall’assicurazione generale obbligatoria (Ago), dai fondi ad essa sostitutivi, esclusivi o esonerativi, nonché dalla Gestione separata dell’INPS e dalle Casse professionali al compimento di una determinata età anagrafica unitamente al possesso, di regola, di almeno 20 anni di contributi.

Età minima e requisiti utili nel 2021

Il requisito dei 20 anni contributivi e dell’età (67 anni) oggi – da solo – non potrebbe bastare più. La Riforma Fornero sulle pensioni, ha previsto una distinta regola di accesso a questa pensione, a seconda che il soggetto interessato sia un vecchio o un nuovo iscritto, vale a dire a seconda che abbia versato contribuzione per la prima volta prima del 1996 (vecchio iscritto) o a partire da tale data (nuovo iscritto). La riforma, dunque, ha creato un vero e proprio spartiacque fra chi, prima del 1996 può accedere alla pensione con il sistema detto misto (retributivo e contributivo) e dopo il 1996 con il contributivo puro.

I vecchi iscritti possono quindi accedere alla pensione di vecchiaia fino al 31 dicembre 2022:

  • al compimento di una età anagrafica pari a 67 anni di età e con 20 anni di contributi.

I nuovi iscritti possono accedere alla pensione attraverso due diverse modalità:

  • La prima modalità prevede il perfezionamento dello stesso requisito anagrafico e contributivo minimo previsto per gli assicurati prima del gennaio 1996 (fino al 31 dicembre 2022, 67 anni di età e 20 anni di contributi), a condizione, però, che l’importo di pensione non sia inferiore a 1,5 volte l’importo dell’assegno sociale, annualmente rivalutato.
  • La seconda modalità prevede, invece, che gli interessati possano accedere alla pensione di vecchiaia ad un un’età anagrafica pari, fino al 31 dicembre 2022, a 71 anni di età, con un’anzianità contributiva minima pari a 5 anni.

In buona sostanza per i nuovi iscritti di 67 anni con 20 anni di contributi chi con la pensione, in base ai contributi versati, non arriva almeno 1,5 volte l’assegno sociale INPS (considerando che l’assegno sociale per il 2021 è pari a circa 460 euro e l’importo della pensione spettante dovrebbe essere di almeno 690 euro mensili) non può ritirarsi subito dal lavoro ma deve attendere i 71 anni. In tutte le ipotesi, per la maturazione del relativo requisito contributivo, può essere utilizzata anche la contribuzione derivante da lavoro svolto all’estero.

Quando arriva la pensione

La pensione di vecchiaia decorre dal 1° giorno del mese successivo il compimento dell’età pensionabile e del relativo requisito contributivo (se cessata l’attività di lavoro dipendente). In alternativa decorre dal 1° giorno del mese successivo alla presentazione della domanda di pensione.

Cos’è la pensione di vecchiaia

C’è pensione e pensione. Quella di vecchiaia è una prestazione erogata dall’assicurazione generale obbligatoria (Ago), dai fondi ad essa sostitutivi, esclusivi o esonerativi, nonché dalla Gestione separata dell’INPS e dalle Casse professionali al compimento di una determinata età anagrafica unitamente al possesso, di regola, di almeno 20 anni di contributi.

Età minima e requisiti utili nel 2021

Il requisito dei 20 anni contributivi e dell’età (67 anni) oggi – da solo – non potrebbe bastare più. La Riforma Fornero sulle pensioni, ha previsto una distinta regola di accesso a questa pensione, a seconda che il soggetto interessato sia un vecchio o un nuovo iscritto, vale a dire a seconda che abbia versato contribuzione per la prima volta prima del 1996 (vecchio iscritto) o a partire da tale data (nuovo iscritto). La riforma, dunque, ha creato un vero e proprio spartiacque fra chi, prima del 1996 può accedere alla pensione con il sistema detto misto (retributivo e contributivo) e dopo il 1996 con il contributivo puro.

I vecchi iscritti possono quindi accedere alla pensione di vecchiaia fino al 31 dicembre 2022:

  • al compimento di una età anagrafica pari a 67 anni di età e con 20 anni di contributi.

I nuovi iscritti possono accedere alla pensione attraverso due diverse modalità:

  • La prima modalità prevede il perfezionamento dello stesso requisito anagrafico e contributivo minimo previsto per gli assicurati prima del gennaio 1996 (fino al 31 dicembre 2022, 67 anni di età e 20 anni di contributi), a condizione, però, che l’importo di pensione non sia inferiore a 1,5 volte l’importo dell’assegno sociale, annualmente rivalutato.
  • La seconda modalità prevede, invece, che gli interessati possano accedere alla pensione di vecchiaia ad un un’età anagrafica pari, fino al 31 dicembre 2022, a 71 anni di età, con un’anzianità contributiva minima pari a 5 anni.

In buona sostanza per i nuovi iscritti di 67 anni con 20 anni di contributi chi con la pensione, in base ai contributi versati, non arriva almeno 1,5 volte l’assegno sociale INPS (considerando che l’assegno sociale per il 2021 è pari a circa 460 euro e l’importo della pensione spettante dovrebbe essere di almeno 690 euro mensili) non può ritirarsi subito dal lavoro ma deve attendere i 71 anni. In tutte le ipotesi, per la maturazione del relativo requisito contributivo, può essere utilizzata anche la contribuzione derivante da lavoro svolto all’estero.

Quando arriva la pensione

La pensione di vecchiaia decorre dal 1° giorno del mese successivo il compimento dell’età pensionabile e del relativo requisito contributivo (se cessata l’attività di lavoro dipendente). In alternativa decorre dal 1° giorno del mese successivo alla presentazione della domanda di pensione.

Il Patronato Epasa-Itaco e la domanda

E’ buona norma nella fase di avvicinamento alla pensione accertarsi della propria storia contributiva. Capire insomma quanti contributi si sono maturati e se conviene aspettare l’accesso alla pensione di vecchiaia o si rientra in altre modalità di accesso (Ape, Opzione donna, Quota 100 ecc). Per avere una consulenza professionale e attenta basta recarsi presso le sedi del Patronato Epasa-Itaco. Consultando il sito www.epasa-itaco.it si può cercare la sede a sé più vicina e prendere un appuntamento utile per fare la scelta migliore e mettere al riparo il proprio futuro.

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