Manovra tra luci e ombre

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Luci e ombre nella manovra del Governo, secondo la CNA Trentino Alto Adige. 

“È una manovra fortemente condizionata dalla decisione di non aumentare l’iva – osserva Claudio Corrarati, presidente della CNA regionale – e condividiamo questa scelta. Ci aspettiamo, e pungoleremo in questa direzione, che il Governo riduca le tasse, intervenendo soprattutto sulla deducibilità dell’Imu che grava sugli immobili strumentali e rendendo i bonus per l’efficientamento energetico, la riqualificazione edilizia e la messa in sicurezza antisismica più a misura di piccole imprese, abolendo l’articolo 10 del Decreto crescita e quindi lo sconto in fattura”.

“Le imprese, e in particolare le piccole e gli artigiani – prosegue Corrarati – hanno bisogno di un progetto Paese condiviso in cui identificarsi, che trovi continuità nei territori, come le Province di Trento e Bolzano, ed è assolutamente necessario recuperare la fiducia. La priorità è rianimare lo sviluppo. Basti pensare che se anche il Pil crescesse a ritmi dell’1% l’anno, crescita che Trentino e Alto Adige dovrebbero superare nel 2019 secondo gli istituti economici provinciali, ci vorrebbero ancora tre anni per tornare ai livelli di reddito del 2008”

CNA sottolinea: “Il nostro osservatorio sul fisco ha messo in evidenza che le imposte e i contributi sugli utili delle piccole imprese sfiorano il 60%, quindici punti in più rispetto alla pressione fiscale media. E anche se Trento e Bolzano sono virtuose e oscillano tra 53 e 54%, rimangono pur sempre sopra la media. C’è un percorso per la progressiva riduzione delle tasse su artigiani e imprese? C’è un piano per la formazione di qualità, che deve rispondere alle esigenze delle imprese? In Italia e nella nostra regione il lavoro lo creano le piccole imprese: in un anno di stagnazione artigiani e imprese fino a nove dipendenti hanno creato 161mila delle 271mila nuove posizioni lavorative in Italia. Un segno di vitalità frustrato dai provvedimenti del Decreto Crescita contro i quali la CNA si sta battendo con veemenza. Uno riduce drasticamente l’autonomia regionale in materia creditizia, che ha contenuto gli effetti del razionamento del credito per artigiani e piccole imprese in una fase perdurante di stretta. L’altro favorisce le grandi utility rispetto alle piccole imprese nei lavori di efficientamento energetico e riqualificazione urbana. Chiediamo al governo di passare dalla discontinuità annunciata alla discontinuità reale“.

Infine l’evasione fiscale. “Serve una mutazione radicale nei rapporti tra fisco, imprese e cittadini – conclude Corrarati -. Da un fisco opprimente e complesso si deve passare a un fisco amico. In questo senso è necessario rivedere con priorità il funzionamento degli Isa che, per tanta parte delle nostre imprese, non stanno rispondendo a criteri di equità e, di conseguenza, hanno bisogno di una corretta messa a punto prima di poter essere utilizzati”.