Lavoro, la ripresa sarà al femminile. O non sarà

L’Istat ha rilevato che sul fronte dell’occupazione sono le donne ad aver pagato il prezzo più alto della crisi. A dicembre 2020, secondo l’Istituto di statistica, gli occupati sono diminuiti di 101mila unità, di cui 99mila sono donne. Il tasso di occupazione di queste ultime è calato di 0,5 punti, mentre cresce quello di inattività (+0,4 punti). Per gli uomini, al contrario, la stabilità dell’occupazione si associa al calo dell’inattività (-0,1 punti).

CNA Impresa Donna già a fine marzo 2020 aveva lanciato un grido di allarme sulla pericolosa ricaduta che avrebbe avuto la pandemia sul lavoro delle donne. Mai come oggi è fondamentale rilanciare e valorizzare l’occupazione femminile, sia attraverso il lavoro autonomo che attraverso quello subordinato. L’Europa, insieme al sistema delle grandi riforme e agli investimenti strutturali indispensabili alla ripresa, chiede al nostro Paese un impegno chiaro che possa condurre al superamento dei tanti gap legati al lavoro femminile.

“La crescita e il consolidamento del lavoro delle donne resta uno degli obiettivi economici che l’Europa ci chiede – sottolinea la presidente di CNA Impresa Donna, Maria Fermanelli – Una sfida imponente per il nostro Paese che intendiamo raccogliere e presidiare in tutte le sue sfaccettature. Non lasciamo che i sentimenti di sfiducia e rinuncia – conclude Fermanelli – abbiano il sopravvento: senza donne, sarà veramente difficile continuare a parlare di resilienza e ripresa”.

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