Indagine CNA su aspettative imprese: solo una su cinque prevede risultati superiori a quelli pre-pandemia

Più ottimisti sulle prospettive della propria impresa che su quelle del Paese; inflazione e costo dell’energia minacciano la ripresa più della pandemia per la quale oltre il 50% è a favore dell’obbligo vaccinale. Sono alcune indicazioni che emergono dall’indagine condotta dalla CNA su un campione rappresentativo dell’artigianato e della piccola impresa interpellando oltre 1.700 imprese.

Soltanto il 5,4% degli intervistati prevede che l’economia italiana tornerà ai livelli pre-pandemia, il 18,3% confida nella ripresa ma le perdite saranno recuperate solo parzialmente. Toni più fiduciosi se si parla delle aspettative sui risultati 2022 per la propria impresa con oltre il 40% del campione che indica risultati in crescita e quasi un’impresa su cinque prevede risultati migliori a quelli pre-pandemia. Quasi il 30% si aspetta un anno molto difficile. A livello settoriale il pessimismo è più accentuato nel turismo dove soltanto il 21,4% prevede risultati in crescita, seguito dal trasporto con il 28% mentre il comparto dei servizi alle imprese primeggia per ottimismo con il 53,3% di aspettative positive, seguito dalle costruzioni (quasi un’impresa su due indica una crescita dei risultati) e dalla manifattura (43,4%).

L’andamento dell’economia continua ad essere condizionato dalla pandemia e oltre il 50% degli intervistati considera la vaccinazione obbligatoria l’arma più efficace per sconfiggere il virus ma con risposte differenziate tra i vari settori. Nei servizi alla persona i favorevoli all’obbligo salgono al 61,1%, 56% nei servizi alle imprese quasi il 50% nella manifattura e nelle costruzioni. Introdurre lockdown per i soli non vaccinati non incontra il consenso degli imprenditori, appena il 10% si dice a favore con punte del 5,3% nel turismo e del 6,7% nei servizi alla persona.

L’acuirsi della pandemia è tra i principali fattori di rischio per la ripresa economica per il 41,8% delle risposte (concentrate nei settori che hanno più sofferto le restrizioni come servizi alla persona e trasporto), la stessa percentuale indica la scarsità di materie prime e semilavorati ma al primo posto con il 42% vengono indicati tensioni inflazionistiche e il caro-energia, in particolare nei comparti della manifattura e delle costruzioni.

Tra i fattori di rischio per la crescita economica il 37% delle risposte indica la mancata attuazione delle riforme e degli investimenti previsti dal Pnrr, il 33,5% teme una fase di instabilità politica. In secondo piano il venir meno dei sostegni per i settori ancora in difficoltà con il 21,6% delle risposte (ma il 50% nel turismo) e la carenza di manodopera qualificata (20,3%), con punte del 29,5% nelle costruzioni.