CNA: valorizzare l’agroalimentare, rappresenta il 9% del Pil e può crescere ancora

Di fronte ai componenti della commissione Agricoltura e Produzione agroalimentare del SenatoCNA Agroalimentare ha illustrato le proprie proposte relative al Piano nazionale di ripresa e resilienza (Pnrr).

In un settore dal ruolo tanto rilevante nell’economia italiana (rappresenta quasi il 9% del Prodotto interno lordo), il Pnrr rappresenta l’occasione storica per affrontare e sciogliere i numerosi nodi che da oltre vent’anni ostacolano, bloccano addirittura, la crescita economica del nostro Paese.

Sul difficilissimo quadro congiunturale di questo periodo si innescano fattori di trasformazione strutturale di grande complessità, che dovranno coinvolgere tutte le componenti della filiera agroalimentare.

In tale contesto, CNA Agroalimentare ritiene necessaria una progettualità che valorizzi il Made in Italy in tutte le sue espressioni. Progettualità che dovrà porsi come obiettivo il miglioramento della logistica, la competitività delle aziende e prestazioni climatico-ambientali, e al contempo l’ammodernamento o la realizzazione di impianti produttivi di materie prime secondarie in particolare nelle grandi aree metropolitane del Centro e Sud Italia, in linea col Piano d’azione europeo per l’economia circolare.

Le azioni strategiche proposte nell’audizione dal responsabile nazionale CNA Agroalimentare, Gabriele Rotini, riguardano:

  • Il coinvolgimento e la valorizzazione dell’artigianato e delle piccole imprese, con una politica che progetti interventi specifici per le piccole imprese.
  • Nell’ambito delle istanze di sviluppo di un’economia circolare, vanno realizzati investimenti finalizzati alla valorizzazione dei distretti, uno strumento teso all’organizzazione della filiera agro-alimentare e allo sviluppo dei territori rurali attraverso la pianificazione dei rapporti di filiera e una forte attenzione alle esigenze della società civile riguardo alla sanità e alla salubrità della produzione alimentare e agli aspetti civici e di sostenibilità della stessa quali la lotta allo spreco alimentare.
  • La promozione dell’equilibrio nei rapporti tra grande distribuzione e piccola impresa, preservando una fascia specifica di mercato a favore delle realtà minori,  scongiurando così il timore di una standardizzazione dei prodotti agroalimentari, unita ad un’azione di sistema che guidi e promuova la propensione all’esportazione delle piccole imprese, favorendo l’impiego delle nuove opportunità commerciali e l’accesso ai nuovi mercati.
  • L’individuazione di misure capaci di favorire l’integrazione del patrimonio enogastronomico con il patrimonio ambientale, paesaggistico, culturale, agricolo e artigianale del territorio italiano.
  • L’ottimizzazione dei costi per la partecipazione alle fiere internazionali per le piccole imprese artigiane.
  • Il riconoscimento di misure che rafforzino la tracciabilità in modo da evitare ingiustificate crisi di fiducia sulla food safety e al tempo stesso irrobustire i controlli anche alle frontiere.
  • La tutela delle imprese per quanto concerne la contraffazione dei prodotti alimentari.
  • Il riconoscimento di un ruolo di coordinamento ai ministeri delle Politiche agricole e agroalimentari e dello Sviluppo economico per creare le condizioni per un rapporto più forte fra l’agricoltura e i settori della produzione e della trasformazione alimentare.