CNA Trentino: nessuna azienda può sopravvivere a tre mesi di chiusura

Al centro della giornata di lunedì 27 aprile 2020, il DPCM del Governo Nazionale con la perplessità, come sottolineato dal Presidente Fugatti, sulla partenza di alcune attività posticipata per giugno (bar, ristoranti, estetiste ecc.)  ed il conseguente rischio di ripercussioni negative anche nell’economia.       

Le perplessità sollevate sommano alla volontà di tornare a lavorare che tutti gli  imprenditori/imprenditrici hanno, la considerazione del fatto scientifico che proprio perché un contagio viene misurato dopo 10-14 giorni, dal momento in cui presumibilmente si potrebbe aprire (4 maggio per alcuni), non lo si vedrebbe prima di metà maggio. Tutto questo può solo che avvalorare l’obiezione che non vi è motivo per far partire a giugno; ma si deve piuttosto ragionare su un’anticipazione, considerata la cognizione per tutte le imprese trentine che si deve convivere con il virus.

L’economia deve ripartire e per farlo bisogna tornare ad una visione più semplice, mirata a considerare la salute dei cittadini in primis, ma senza dimenticarsi del  rispetto  che bisogna avere per la vita delle persone in quanto esseri umani, rispetto per la loro dignità e per la loro libertà. Dire a barbieri o parrucchieri che a giugno non sono a rischio mentre prima lo erano, è una soluzione logica? Se il virus c’è, c’è sempre. Oltre tutto, forse,  la soluzione per ridurre gli assembramenti  era proprio quella di non chiudere mai.

Significa avere costretto queste attività ad una chiusura per 3 mesi senza incassi e senza aiuti da parte di nessuno, significa condannare a morte attività dove imprenditori ed imprenditrici stanno investendo il loro progetto di vita da decenni; sono stanchi e ne hanno le tasche piene di sentirsi presi in giro e di non ricevere un euro di indennizzo  a fondo perduto per il loro mancato incasso. Incassi che servono a pagare le spese e a garantirsi da che vivere.

La conferenza stampa del Presidente del Consiglio Conte è stata vergognosa ha parlato al futuro e al condizionale di possibili aiuti alle imprese, questo dopo già due mesi di chiusura è inaccettabile che un governo tratti così chi ha lavorato una vita.

A livello provinciale si paventa un aiuto dai 3.000 ai 5.000 euro a fondo perduto per aziende fino a 9 dipendenti con vincoli di pagare i fornitori e di mantenere il livello occupazionale. Altra presa in giro, 3.000 euro per tre mesi di chiusura quindi 1000 euro al mese non bastano agli imprenditori e alle imprenditrici per acquistare il cibo per le loro famiglie. No! Essere umiliati in questo modo non è accettabile.

Presidente Fugatti assieme a Kompatscher esercitate le prerogative dell’Autonomia e procedete all’apertura delle attività e della circolazione delle persone, libertà economica e libertà individuale. Se lo stato impugnerà le decisioni gli imprenditori saranno pronti a difendersi.