CNA Trentino: “Imprenditori cornuti e mazziati. Costretti a chiudere e indebitarsi, si cambi passo o sarà una catastrofe”

“Cornuti e Mazziati è il detto che meglio rappresenta la situazione degli imprenditori in questo momento. Costretti alla chiusura, al 3 maggio molti saranno totalmente chiusi da 8 settimane, senza incassi e con spese fisse da pagare. Tante imprese, anche se chiuse, hanno continuato a pagare gli stipendi ai dipendenti, prima mettendoli in ferie e poi anticipando la cassa integrazione per evitare di mettere in difficoltà le famiglie dei propri collaboratori. Ancora una volta gli imprenditori si sono mossi con forte senso di responsabilità sociale ed ancora una volta sono stati presi in giro dallo stato che ha solo annunciato ma finora non ha dato quasi nulla”. Lo afferma Andrea Benoni, presidente di CNA del Trentino.

Le conseguenze di questa situazione si ripercuoteranno sull’economia per molti mesi, ci vorrà tutto il 2020 per ritrovare un equilibrio produttivo, economico, finanziario e di circolazione internazionale. Si teme che molti non riusciranno a ripartire con perdita di migliaia e migliaia di imprese e quindi di tantissimi posti di lavoro.

“Chi lavora ed intraprende – prosegue CNA Trentino – ha solo sentito grandi proclami di aiuto alle partite iva e alle imprese, fino ad ora solo promesse e chiacchiere ma nessun fatto reale e concreto, anzi gli imprenditori, e nemmeno tutti, sono stati umiliati con 600 euro iniziati ad arrivare dopo un mese dalla chiusura e promesse che forse arriveranno altri 800 euro, ma non si sa se è vero, quando e con quale modalità”.

Il concetto di impresa non è astratto, l’impresa è composta da imprenditori ed imprenditrici con le loro famiglie, collaboratori e dipendenti con le loro famiglie cioè milioni di uomini e donne legate al lavoro dal quale traggono il sostentamento.

I media hanno fatto da cassa di risonanza a promesse roboanti: 400 miliardi a favore delle imprese, senza specificare che in realtà sono garanzie che lo stato mette a disposizione delle banche per dare liquidità sotto forma di prestito alle imprese. Prestito significa debiti da restituire.

“Le imprese e gli imprenditori – aggiunge Benoni -hanno già affidamenti bancari per liquidità a breve e medio termine, mutui, leasing ed altre forme di finanziamento per investimenti ed ora lo stato dopo avere imposto la chiusura chiede alle imprese di indebitarsi per pagare loro la chiusura. Inoltre le banche faranno valutazioni ed istruttorie per concedere questi prestiti garantiti alle banche dallo stato. Quindi poche imprese riusciranno ad avere questi prestiti e quelle poche con tempi non certo celeri”.

Bisogna anche ricordare che l’economia italiana è uscita da una crisi devastante 2008-2015 in cui si è perso oltre il 20% della capacità produttiva, e se siamo usciti da questa situazione è solo perché moltissimi imprenditori hanno stretto i denti, si sono indebitati, hanno investito per potere reggere e ripartire.

Le aziende, gli imprenditori, i lavoratori autonomi e i dipendenti è ora che si uniscano per gridare a gran voce “basta essere presi in giro”.

“Non possiamo aspettare i lunghi tempi di accordi europei o MES si MES no – rimarca il presidente Benoni – le aziende e le imprese hanno bisogno subito di liquidità a compensare le perdite subite e che subiranno, l’unico modo è dare finanziamenti a fondo perduto. Se non viene fatto questo le aziende moriranno di debiti e l’effetto domino sarà catastrofico. Basta annunci servono soldi veri e subito e serve aprire tutto il 3 maggio. Le imprese e gli imprenditori sanno fare il proprio lavoro hanno responsabilità sociale e quindi adotteranno tutte le cautele necessarie a difesa della salute dei propri collaboratori e clienti. Se non si apre e si riparte, si chiude. E se le imprese chiudono, salta il sistema Italia”.

La CNA Trentino ribadisce: “Si deve ripartire, l’economia deve ripartire, la vita sociale deve ripartire. La politica abbia il coraggio di assumersi la propria responsabilità e di non essere ostaggio dei comitati tecnici. La soluzione c’è ed è ripartire subito senza se e senza ma, finanziamenti a fondo perduto rapidi, riduzione reale ed immediata della pressione fiscale del 50%, immettere liquidità nell’economia tramite investimenti pubblici e pagamenti degli arretrati. Se così non sarà, le conseguenze rischiamo diventino irreversibili con perdita della tenuta della coesione sociale”.