CNA Trentino: “Contributi a fondo perduto, tanti dubbi. Troppi documenti, costi elevati e nessuna certezza di ottenere i soldi”

CNA del Trentino apprezza la buona volontà della Giunta Provinciale, che il 19 maggio ha deliberato i criteri per la concessione dei contributi a fondo perduto alle attività economiche che impegnano fino a 9 addetti e che hanno subito gravi perdite nei mesi di marzo, aprile e maggio 2020 rispetto agli stessi mesi del 2019.

Sono stati stanziati 89 milioni sulla base di una stima di circa 27.000 operatori economici. Il contributo è destinato alle imprese e ai lavoratori autonomi (no enti non commerciali ENC); spetta se il calo delle attività nel periodo COVID (marzo, aprile, maggio 2020) è di almeno il 50% rispetto allo stesso periodo 2019; non spetta a chi ha avuto ricavi o compensi inferiori a € 12.000 nel 2018; non spetta a chi ha avuto redditi superiori ad € 40.000 nel 2018 (elevato di € 15.000 per ogni socio/collaboratore  fino a € 70.000).

Il contributo va da € 3.000 fino a 3 addetti e neo-costituiti a € 4.000 fino a 6 addetti, € 5.000 fino a 11 addetti, con maggiorazioni del 40% e max € 1.200 per gli operatori che hanno sostenuto canoni di locazione (marzo, aprile, maggio 2020). Domande da presentare entro il 31 luglio su piattaforma informatica APIAE.

Obblighi da mantenere fino al 31 dicembre 2025: salvaguardia del numero degli addetti; regolare pagamento delle retribuzioni dei dipendenti; regolare pagamento dei debiti verso fornitori (attestato dal commercialista o revisore).

“Si potrebbe dire finalmente arrivano contributi a fondo perduto alle aziende – afferma Andrea Benoni, presidente di CNA Trentino – ma più si leggono questi criteri, più dubbi vengono e ci sono molte cose non chiare ed alcune inattuabili”.

Tanti i dubbi di CNA Trentino sui criteri: dalle risorse disponibili ai controlli sul regolare pagamento dei fornitori e dei lavoratori, dai limiti di reddito al volume di attività, dalle perdite ai massimali. 

“Mettiamoci anche che i contributi sono tassabili – evidenzia il presidente Benoni – quindi alla fine sono lordi e visto che tutto sarà gestito dall’APIAE nella fase di domanda e liquidazione magari per la erogazione serve anche il rilascio da parte del Commissariato del Governo della certificazione antimafia il che vuol dire che questi soldi le aziende forse li vedranno in autunno. Ci sembra che questi criteri lascino aperti molto dubbi, ma soprattutto obblighino le aziende a produrre documentazione a volte impossibile da produrre e con costi economici oltre che di tempo. Con assunzione di obblighi per 5 anni a fronte di una manciata di euro lordi. Che non si sa quando saranno liquidati”.

“Si poteva fare di più e meglio per aiutare i piccoli imprenditori che sono stati massacrati dalla emergenza COVID19 – conclude Benoni -. Ad esempio si poteva stabilire un semplice criterio, così come previsto a livello nazionale, sulla perdita riscontrata, senza introdurre altri criteri che rischiano di escludere tantissimi piccoli imprenditori dalla richiesta e che non motivano quelli più strutturati vista comunque l’eseguita dell’importo, con l’ennesima spada di Damocle di vincoli quinquennali e controlli”.