Accelerare a tempi di record la vaccinazione. E confermare i protocolli di sicurezza sul lavoro

Accelerare a tempi di record la vaccinazione. E confermare i protocolli di sicurezza sui luoghi di lavoro. Sono queste le priorità espresse dal presidente della CNA, Daniele Vaccarino, nel video-incontro con Andrea Orlando (ministro del Lavoro), Roberto Speranza (ministro della Salute) e il generale Francesco Paolo Figliuolo, nuovo commissario per l’emergenza Covid.

Per uscire dalla crisi non si può continuare a tenere gli attuali ritmi di vaccinazione, tra i più bassi d’Europa e nonostante i ritardi che si stanno riscontrando nell’Unione. Entro giugno vanno vaccinati tutti i cittadini a rischio per età, patologie, attività svolte. E vanno vaccinati costi quel che costi. L’Italia non può permettersi altri ritardi, prima di tutto sul fronte della salute, ma anche perché senza una decisa accelerazione nella campagna vaccinale non ci saranno ristori che tengano per compensare gli effetti dell’emergenza sanitaria sull’economia, con ricadute gravissime in campo sociale e un addio alle possibilità di far ripartire il nostro Paese in tempi accettabili.

Quanto ai protocolli di sicurezza sui luoghi di lavoro sottoscritti dalle parti sociali, è impensabile modificarli, considerato che hanno funzionato egregiamente. I dati dell’Inail lo dimostrano: sette denunce su dieci di contagi da Covid sui luoghi di lavoro riguardano la sanità, l’assistenza sociale, l’amministrazione pubblica. La modifica di questi protocolli, oltre a poter comportare ulteriori problemi, adempimenti e spese in capo alle imprese, non è detto che porti agli stessi soddisfacenti risultati.

CNA, inoltra, conferma la disponibilità a contribuire ad accelerare la campagna di vaccinazione nel mondo del lavoro soprattutto a livello informativo. Prioritariamente chiede che le imprese siano esentate da ogni responsabilità sulla attuazione e sulle conseguenze della vaccinazione. E tiene a far presente che in nessun caso la disponibilità del mondo del lavoro può essere considerata sostitutiva dell’attività pubblica.