Immobili strumentali, si innalzi la deducibilità Imu. La Provincia può abbattere le aliquote

Nove miliardi e 700 milioni. Tanto è costata nel 2016 alle imprese e ai lavoratori autonomi l’Imu sugli immobili strumentali (in Trentino l’imposta si chiama Imis), circa la metà del gettito complessivo di questa imposta. È la stima realizzata dal Centro studi CNA sui dati 2016.

“Una somma che conferma l’insostenibilità di questa imposta iniqua – dichiara Andrea Benoni, presidente della CNA del Trentino –.  Non si può trattare strumenti di lavoro, che creano occupazione e ricchezza diffusa, come capannoni, laboratori e negozi, alla stregua delle seconde case. Questa imposta è una misura controproducente che, in ultima analisi, costa più di quanto rende perché rappresenta un ostacolo agli investimenti e alla creazione di occupazione”.

“Chiediamo pertanto al Governo – aggiunge Benoni – di porre mano a questa disciplina già nella prossima Legge di bilancio, innalzando significativamente la deducibilità dell’Imu, Imis in Trentino, versata dalle imprese e dai lavoratori autonomi, oggi limitata al 20 per cento, mentre altri settori produttivi, è il caso dell’agricoltura, ne sono totalmente esenti”.  Secondo il Centro studi CNA la deducibilità totale dell’Imu dal reddito d’impresa per gli immobili di proprietà utilizzati direttamente dalle aziende costerebbe non più di 500 milioni l’anno. “Risorse oggi sottratte allo sviluppo”, afferma Benoni. “La Provincia di Trento, sfruttando la sua autonomia, potrebbe già intervenire abbassando l’aliquota dell’Imi per immobili strumentali, o perfino azzerarla, oppure prevedendo detrazioni elevate”. 

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